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una lettera al giorno

A P.I. Ciaikovskij da Naieda von Meck

Mosca, 14 marzo 1872, le due del mattino
Sono stata a un concerto e ho sentito la vostra Marcia Slava. Non saprei esprimere le mie impressioni ascoltandola: una felicita' pura mi ha riempito di lacrime gli occhi. Provavo una gioia indicibile all'idea che l'autore fosse in un certo senso mio, che mi appartenesse, che nessuno potesse togliermelo. Per la prima volta da quando vi conosco, ho sentito una vostra opera in un ambiente insolito. Nella sala della Nobilta', sotto un certo aspetto avverto molte rivali, sento che mi preferite molti amici. Ma li', in quello scenario nuovo, circondata da sconosciuti, avevo la senzazione che non poteste appartenere a nessuno con la stessa pienezza con cui appartenevate a me e che nessuno potesse rivaleggiare con me. "Qui lo possiedo e lo amo".
Scusatemi per questo delirio e non temete la mia gelosia, tutto cio' non vi impegna in nulla, riguarda me e finira' con me. A voi non chiedo nulla di piu' di cio' che mi accordate gia', tranne forse un piccolo cambiamento di forma. Mi piacerebbe che mi trattaste come si fa di solito con gli amici, dandomi del "tu". Scrivendo non dovrebbe essere difficile; ma se lo trovate imbarazzante, vi rinuncero', poiche' cosi' come stiamo sono felice, anzi possiate essere benedetto per la felicita' che vi devo. Un istante fa volevo dirvi che vi abbraccio con tutto il cuore, ma forse potrebbe parervi strano, per cui vi dico come al solito: arrivederci, mio dolce amico.
Se vi pare sconveniente, non leggetevi che il delirio di un'immaginazione anormale sovreccitata dalla musica. Non vi stupite mai di questi miei parossismi: ho la mente veramente malata.

Testo tratto da "Le più belle lettere d'amore" a cura di Jill Dawson - La Tartaruga edizioni
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